La storia di Arta Terme intreccia villeggiatura termale, cultura, fede e vita dei paesi. Affiora nelle chiese delle frazioni, nelle opere di chi ha raccontato il territorio e nelle tradizioni ancora tramandate. È una Carnia che non vive soltanto nel passato, ma resta parte della quotidianità.
La storia turistica moderna di Arta Terme nasce nell’Ottocento dalla fama della Fonte Pudia. Dopo l’apertura del primo stabilimento termale nel 1870, Arta e Piano d’Arta divennero mete di villeggiatura per la borghesia, la nobiltà friulana e quella dell’Impero austro-ungarico. Alberghi, villini e luoghi di ritrovo trasformarono il paese, inaugurando una stagione vivace tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Tra i villeggianti ci fu anche Giosuè Carducci, che soggiornò a Piano d’Arta nell’agosto del 1885. La Prima guerra mondiale interruppe questa stagione cosmopolita, senza cancellare però la vocazione all’accoglienza e la vitalità culturale del territorio.
In seguito scrittori, musicisti, artisti e studiosi continuarono a raccogliere la memoria della Carnia. Ad Arta Terme, però, questa memoria non è rimasta solo nei libri: molte consuetudini sono state custodite e trasmesse e fanno ancora parte della vita di paese.
Qui le tradizioni passano di mano in mano e rivivono nei gesti quotidiani, nelle strade e nelle feste di comunità.
Persone che hanno lasciato un segno
Il nome più celebre è quello di Giosuè Carducci. Durante il soggiorno del 1885 a Piano d’Arta trovò riposo e ispirazione e compose Il comune rustico. Il suo passaggio resta uno degli episodi più noti della villeggiatura termale.
Arta Terme è anche il paese dell’infanzia di Gina Marpillero, nata qui nel 1912. A 68 anni, dopo cinquant’anni lontana dalla scrittura, pubblicò Essere di paese: un affresco raccontato della vita carnica del primo Novecento, fatto di luoghi, persone e relazioni quotidiane.
La musica popolare carnica deve molto al Maestro Giuseppe Peresson, nato a Piano d’Arta nel 1872. Non vedente dall’infanzia, studiò musica a Padova e tornò in Carnia come organista, compositore e direttore di banda. Per circa vent’anni raccolse con il figlio i canti delle vallate, inviandone circa 350 alla Società Filologica Friulana. Il coro di Arta Terme che porta il suo nome ne mantiene viva la memoria.
A Cedarchis nacque nel 1921 Luigi Candoni, scrittore e drammaturgo che contribuì al rinnovamento del teatro italiano nel dopoguerra. Dopo aver conosciuto il teatro statunitense durante la prigionia negli Stati Uniti, si dedicò alla nuova drammaturgia e organizzò i Festival della Novità negli anni Cinquanta e Sessanta. A lui è intitolato il teatro di Tolmezzo.
Il geologo, studioso e uomo politico Michele Gortani, la cui famiglia era originaria di Cabia, ebbe un legame profondo con la Carnia. Alla ricerca scientifica affiancò la raccolta di oggetti, strumenti, arredi e testimonianze delle vallate, poi divenuti il nucleo del Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo.
Alla storia più recente appartiene l’architetto Gino Valle, autore dello stabilimento termale realizzato ad Arta negli anni Sessanta. Il nucleo originario, progettato tra il 1960 e il 1962 e completato entro il 1964, è oggi un’opera significativa dell’architettura italiana del secondo Novecento.
Tradizioni che fanno ancora parte della vita del paese
Uno dei momenti più particolari dell’anno arriva dopo Natale. Dal 26 dicembre all’Epifania, Piano d’Arta diventa il paese dei Re Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre percorrono le strade con i pastori e la Stella, entrano nelle case, intonano i canti tradizionali, portano la pince e lasciano sulle porte un segno beneaugurante.
I loro abiti sono ispirati alle vesti dell’affresco quattrocentesco scoperto nel 1981 dietro l’altare della chiesetta del Santo Spirito a Chiusini. Il percorso dei Magi si conclude il 5 gennaio con la Femenate, il falò dell’Epifania, in cui si gustano le sopes indorades e si pronostica l'andamento del nuovo anno affidandosi al fumo e alle faville.
Ad Avosacco, per San Bartolomeo, sopravvive il Tîr des cidulis: rotelle di legno infuocate vengono lanciate nel buio da un’altura e associate ai nomi delle ragazze del paese. Un rito antichissimo che conserva il carattere collettivo delle feste di un tempo.
Il Giovedì Santo ad Arta torna la Polente Cuinçade: un tempo ogni famiglia offriva una manciata di farina di mais e il paese preparava una grande polenta con ciò che restava nelle dispense a fine inverno. Oggi lo spirito è lo stesso: ci si presenta con scodella e cucchiaio e si condivide quanto è stato preparato.
Altre usanze appartengono ancora alla quotidianità: ad esempio per preparare i cjarsons, le donne continuano a ritrovarsi nelle case e a lavorare insieme attorno allo stesso tavolo, così come in occasione della Festa delle Erbe di Piano d’Arta, per cui le erbe del percorso gastronomico vengono raccolte e lavorate a mano.
Il calendario comprende molti altri appuntamenti legati alla comunità e alla cucina: la Festa di Santa Lucia ad Arta Terme, la Sagra dei Cjarsons di Valle e Rivalpo, la Festa dei Cjarsons di Piedim, la Festa delle Erbe di Piano d’Arta, dedicata all’asparago di bosco, al radicchio di montagna e ai funghi di primavera, la Festa della Birra di Cedarchis, la Domenica della Prugna e la Cjaminade pai Stai di Cabia.
Occasioni diverse, preparate da associazioni, famiglie e volontari. È soprattutto questo impegno condiviso a renderle parte della cultura di Arta Terme.
Chiese, cammini e altri luoghi da conoscere
Le chiese delle frazioni raccontano un’altra parte della storia locale. A Chiusini, la chiesetta del Santo Spirito custodisce l’affresco quattrocentesco dei Re Magi; poco fuori Piano d’Arta sorge la piccola chiesa di San Nicolò degli Alzeri, di origine medievale.
Sul colle che domina la valle si trova la Pieve di San Pietro, per secoli chiesa madre della Carnia. Il legame rivive nel Bacio delle Croci del giorno dell’Ascensione: le croci delle antiche chiese filiali, compresa quella di Arta Terme, salgono alla Pieve e vengono accostate alla croce della matrice, secondo un rito secolare.
La Romea Strata attraversa Arta Terme lungo la Val Bût, sulla direttrice percorsa per secoli da pellegrini, mercanti e viaggiatori attraverso le Alpi.
A Piano d’Arta, la Mostra permanente “I fossili e l’uomo” racconta invece una Carnia di centinaia di milioni di anni fa. I reperti, provenienti dalle montagne vicine e da tutto il mondo, aiutano a comprendere l’origine geologica del paesaggio.