Da piccola la domenica era sempre il giorno del “giretto”. Papà non lavorava e così, anche con la mamma e mio fratello più piccolo, si partiva dalla pianura friulana senza una meta precisa. “Vediamo dove ci porta la macchina” diceva papà, e io ci credevo davvero!
Quella macchina ci portava spesso in montagna, senza prendere l’autostrada, ma attraversando paese dopo paese fino ai piedi delle nostre montagne, quelle carniche. Qui ogni volta c’era qualcosa di nuovo da scoprire: un prato perfetto per un picnic all’aria aperta, un torrente gelido in cui immergere i piedi, una cascata nascosta, gli stavoli e le malghe con i loro profumi di fieno e legna, le feste di paese con i sapori e le musiche della tradizione. E poi i fiori, le piante, le mucche al pascolo…tante cose nuove da vedere, tante storie diverse da imparare.
Così, senza quasi accorgermene, dire Carnia significava dire “le mie montagne”. Anche da adolescente, quando non si facevano più i "giretti" della domenica con la famiglia, ma si stava al bar con gli amici, il pensiero a volte andava lassù, a quelle montagne tanto vicine e tanto lontane.
Oggi, poco più che trentenne, scrivo queste parole proprio da qui, da un appartamento nel cuore delle Alpi Carniche, dove vivo con il mio ragazzo...un cjargnel!
Chi l’avrebbe mai detto che, dopo tanti "giretti", quelle mie montagne sarebbero diventate davvero casa?
Maddalena